20 July 2011

il grande giorno e quello dopo

ieri, martedì 19 luglio 2011
per me e Ronald sveglia alle 4.45 e partenza alle 5.15 direzione ospedale. Pensavamo di trovare ingorghi sul ring di Amsterdam, ma il traffico è stato scorrevole e siamo arrivati con un'ora di anticipo. Abbiamo aspettato che fossero le 6.50 e ci siamo presentati in reparto per la mia accettazione. Domande di routine dall'infermiera, braccialetto identificativo, le medicazioni (paracetamolo e oxazepam, un tranquillante) e via nella mia camera. Mi è stata data la camicia ospedaliera e l'acqua per le medicine. Mi sono spogliata, ho sistemato le mie cose sulla sedia, ho dato il mio cellulare a mio marito, ho preso le medicine e mi sono infilata a letto.
Alle 7.25 due infermiere mi hanno prelevato e prima di entrare in ascensore, direzione sala pre-operatoria, con grande sorpresa, ci siamo dovuti salutare con mio marito. 
Il cuore, nonostante il calmante, mi batteva forte, il mio momento si avvicinava sempre più, ero agitata. 
La sala pre-operatoria era fredda, come dev'essere, affianco a me un'altra signora, che per la mole ho assunto dovesse subire anche lei il Gastric Bypass. Così era. Guardandoci abbiamo sorriso e abbiamo parlato un pò mentre gli infermieri cercavano di trovare la vena giusta sulla mano. Dopodichè mi hanno trasferita in sala operatoria, ancora più fredda. Tremavo, anche dall'agitazione. Cinque o sei persone che mi giravano intorno, monitor, cavi e cavetti, mi sono spostata sul lettino operatorio e sono stata collegata ai macchinari. L'assistente anestesista mi ha fatto un paio di domande per avere conferma delle cose che leggeva sul dossier che aveva in mano e poi il dr. James, l'anestesista, mi ha detto: "ora la faccio dormire, signora. Non si preoccupi ci prenderemo cura di lei". Ultima immagine che ricordo, la grande lampada scialitica sopra di me e poi il buio.
Una voce femminile mi sussurra all'orecchio sinistro: "Signora, si svegli è tutto finito". La mia prima sensazione è  stata di fastidio per essere stata svegliata così presto da un sonno piacevole e profondo. Poi, anche se ancora intontita, ho aperto gli occhi e ho realizzato dov'ero e cosa era successo, e ho sorriso. Ce l'ho fatta! - mi sono detta. 
Il dolore forte alla pancia ha cominciato a prendere il sopravvento sul sonno. L'infermiera mi ha chiesto da 1 a 10 quanto fosse il dolore, io le ho risposto 8. Mi ha somministrato della morfina. Ero praticamente in dormiveglia. Dopo un altro pò mi ha chiesto di nuovo come andasse con il dolore e io le ho risposto che era lo stesso. Lei, chiedendo permesso a qualcuno che non so chi fosse, ha aumentato la dose. Ho iniziato a sentire sempre meno dolore, la morfina stava facendo il suo lavoro. Avevo necessità di urinare e sono stata immediatamente aiutata con una padella pappagallo a farlo. Dopo un paio d'ore in sala post-operatoria, mi hanno trasferita al reparto Medium Care. In stanza, di fronte a me,  c'era un'altra signora, che dalla grande cicatrice in testa e relativo drenaggio, ho supposto fosse stata operata al cervello.
Le due infermiere che si curavano di me, mi hanno attaccato una serie di cavetti sul torace, risistemato il misuratore della pressione sanguigna al braccio, infilato il pulsiossimetro all'indice e inserito la cannula nasale per l'ossigeno.
Subito dopo una delle due, gentile come l'altra, si è accertata sulle mie condizioni chiedendomi come andasse il dolore e se avessi nausea (tipica del post anestesia). Alla mia risposta affermativa, ha inserito nella fisiologica del paracetamolo e un medicinale anti nausea/vomito. Mi ha anche detto che il mio contatto, cioè mio marito, era stato informato che tutto era andato bene e che mi trovavo in questo reparto. Le ho chiesto se potevo alzarmi per fare pipì , ma lei mi ha risposto che era ancora troppo presto e che mi avrebbero aiutata loro con la padella. 
Ero in me, ma ancora un pò intontita e assonnata, infatti credo di aver dormito. Verso le 13.00, la stessa infermiera è ritornata e, non vedendo ancora nessun familiare vicino a me, mi ha chiesto se volessi telefonare io a mio marito per vedere dove fosse. Mi ha portato il telefono è ho chiamato Ronald. Nonostante il frastorno e la debolezza, ho digitato il suo numero. Avevo la voce molto fioca, per via dell'intubazione credo. Sentendolo, le lacrime mi sono salite agli occhi, non vedevo l'ora di rivederlo. Mi ha detto che il chirurgo in persona, il dr. van de Laar, alle 9.00 in punto gli aveva telefonato per rassicurarlo che l'operazione era andata benissimo, che io stavo bene e che per le due ore successive sarei rimasta sotto osservazione in sala risveglio. 
Quando, verso le 11.00, non ha avuto più notizie di me, preoccupato, è salito in reparto e gli è stato detto che ero stata trasferita in Medium Care e che non gli sarebbe stato possibile visitarmi fino alle 14.00. Così si è allontanato dall'ospedale. Verso le 12.00, però, l'infermiera del Medium Care lo ha chiamato per dirgli che tutto era sotto controllo e che se lui fosse voluto venire a trovarmi, loro non erano poi così fiscali. A quel punto, Ronald era troppo distante, quindi sarebbe venuto alle 14.00. Ci siamo salutati.
Mi sono riaddormentata, al mio risveglio mi è stato chiesto se volessi bere tè o acqua. Io ho chiesto dell'acqua e l'infermiera me ne ha portato subito un bicchiere. Ho bevuto pianissimo, mi sono resa conto che era il primo sorso d'acqua che entrava nel mio nuovo stomachino. E' andata giù senza problemi.
Poco dopo, avevo bisogno di urinare e, questa volta, le infermiere mi hanno portato la sedia con vaso incluso e l'hanno messa affianco al letto. Mi sono alzata, una di loro mi manteneva la mano, ho avuto un pò di giramento di testa, ma è passato e mi sono seduta su quel WC portatile.
Alle 14.00 in punto è spuntato Ronald e mi sono messa a piangere per le troppe emozioni. Gli ho raccontato quello che era successo fino a quel momento e mi sono fatta spiegare per filo e per segno la telefonata di van de Laar, il chirurgo. Nonostante ci tenessi tanto, io non lo avevo ancora visto, perchè mi avevano addormentata prima che lui arrivasse in sala operatoria. 
Pertanto, ero piacevolmente stupita e molto contenta che lui stesso in persona aveva avuto cura di chiamare mio marito.
Siccome ero stanca, Ronald è andato via verso le 14.45 dicendomi che sarebbe tornato per l'ora di visita con Isabella e i piccolinis.
Durante il primo pomeriggio ho continuato a sorseggiare acqua e sono anche riuscita andare in bagno per la prima volta da sola.
Tutto è rimasto relativamente tranquillo fino all'arrivo della terza compagna di stanza. Una signora scozzese che da subito ha fatto sentire la sua ingombrante presenza a tutti. Per carità, anche lei operata da poco, di Sleeve ho appreso dopo, ma di una cafonaggine senza confini, che a mio vedere non aveva attenuanti. Ruttava sonoramente ogni cinque secondi e non una volta si è scusata. Si lamentava allo sfinimento e rispondeva bruscamente al personale che gentilmente cercava di aiutarla in tutti i modi.
Un'ora dopo è arrivata la quarta ed ultima paziente, operata di Gastric Bypass come me, che per fortuna era tranquilla. Fra un sonno, un ruttone e l'altro sono arrivati i miei cari. Ci siamo tutti commossi, la mamma soprattutto. La mia piccola era ovviamente un pò disorientata. Mi ha visto con cavi, ossigeno al naso, un "anello" (così come lo ha chiamato lei) speciale e luminoso al dito e con una voce certamente non squillante. Nei giorni precedenti le avevo spiegato a grandi e semplici linee che sarei andata in ospedale per essere operata. Le ho chiesto se volesse vedere la pancia e i cerotti "che il dottore mi aveva messo". Per tutta risposta, la piccola House, ha subito spostato il lenzuolo per dare un'occhiata. Mentre parlavamo, all'improvviso, senza che nessuno di noi se ne accorgesse, è apparso il dr. van de Laar. Lacrime calde mi sono scese dagli occhi, mi sono seduta e ho teso le mani verso di lui stringendo le sue. "Mijn held!" (il mio eroe) - gli ho detto. Lui mi ha sorriso visibilmente sorpreso. Mi ha detto che l'operazione era andata benissimo e  senza complicazioni. Io gli ho detto che mi era dispiaciuto non vederlo in sala operatoria prima di essere addormentata, e lui mi ha detto che purtroppo dovendo sbrigare una moltitudine di cose, è arrivato poco dopo. 
Ero felice! Vederlo lì, il mio eroe...che emozione. Mia madre, come già mi aveva detto avrebbe fatto se mai ne avesse avuto l'occasione, dall'altro fianco del letto si è chinata e gli ha baciato le mani dicendogli: "Grazie Professore!". Lui, tenendole strette le mani, ha sorriso un pò imbarazzato, dicendole che aveva fatto solo il suo dovere. 
Poi, dopo aver dato un'occhiata alla mia cartella clinica e leggendo dei miei progressi, si è raccomandato che continuassi così. Mi ha detto che ci saremmo visti l'indomani mattina e ci siamo salutati. 
Che bella sorpresa! Non mi aspettavo proprio di vederlo e invece. Mi sono stesa perchè ero stanca, allora Ronald e i piccolinis hanno preferito lasciarmi riposare e andare via. 
Al momento dei saluti la mia Isabella, al bordo del letto, mi ha guardata con gli occhioni stracolmi di lacrime. E' stato troppo per lei. Anche io in lacrime, l'ho chiamata verso di me, l'ho abbracciata e rassicurata, dicendole che mamma sarebbe tornata a casa presto. Anche Ronald si è unito all'abbraccio, poi l'ha presa per mano e si è allontanato lentamente mentre lei, con la testa girata mi continuava a fissare e salutare con la manina, fino a perderci di vista.
Un pieno di emozioni. Mi sentivo esausta. 
Il resto della serata, fatta eccezione per i rutti e altre finezze della mia vicina, l'ho passata serenamente. Al cambio di turno, un'infermiere, molto premuroso, è venuto a presentarsi, portando con sè l'iniezione di antitrombina. Quando mi ha chiesto se sapessi cosa fosse e se sapessi farmela, gli ho risposto di sì e l'ho fatta.
Sono andata ancora un paio di volte al bagno e ho passeggiato da sola in corsia.
Per il resto, senza entrare nei dettagli, che non sono nè tanti, nè straordinari, ho trascorso una notte tranquilla anche se non ho dormito un sonno continuo. 
oggi, mercoledì 20 luglio 2011
credo fossero le 5.40 quando mi sono completamente svegliata stamattina. Ho chiamato l'infermiere per farmi sganciare dai cavi e dalla flebo, chè volevo andare in bagno a rinfrescarmi. Era ancora lo stesso del turno di notte, fresco come una rosa e sorridente, nonostante la nottataccia che aveva avuto per via di madame finesse al mio fianco.
Sono uscita dal bagno che erano da poco passate le 6.00 e in corsia era tutto molto tranquillo, allora ho deciso di camminare su e giù per un paio di volte prima di rientrare in camera. Siccome in stanza c'era movimento per via della paziente scozzese, ho aspettato una quindicina di minuti prima di chiamare l'infermiere e farmi riattaccare all'ambaradan. Lui mi ha portato le medicazioni: paracetamolo, pantoprazolo (il gastroprotettivo) e l'iniezione di antitrombina. Ha poi preso la mia temperatura, scritto in cartella i valori che vedeva sul monitor e mi ha sostituito l'infuso che era finito. Mentre era affaccendato con me, ho sentito entrare in stanza più persone, non potevo vedere chi fossero, perchè la mia tendina era chiusa. Quando sono arrivati vicino alla paziente scozzese sulla mia destra, ho capito che si trattava del dr. van de Laar, perchè ne ho riconosciuto la voce. Con lui c'era tutto il suo team. Dopo il briefing con le infermiere sullo stato della signora, il suo tono di voce era risoluto perchè la suddetta si rifiutava di muoversi, anche a letto. Le ha detto che nella sua condizione era imperativo che si muovesse e che, soprattutto,  andasse in bagno da sola. Il rischio di embolia per lei, con tutte le patologie che già aveva, era altissimo. Mentre continuava a dare istruzioni alle infermiere, è comparsa davanti a me una delle assistenti. Dopo avermi salutata ha preso la mia cartella clinica in mano e mi ha chiesto come andasse il dolore. Io le ho risposto "sopportabile", lei per tutta risposta mi ha sorriso e mi ha detto: "Queste sì che sono risposte!". Ho sorriso anche io. A quel punto è sopraggiunto il dr. van de Laar che, guardandomi ha sorriso e, compiaciuto, mi ha detto che ero in ottima forma. L'assistente e l'infermiera lo hanno aggiornato sul mio stato e i miei progressi. Lui, visibilmente soddisfatto, mi ha detto: "Va tutto molto bene. Il dolore è sotto controllo e leggo che lei è autosufficiente già da ieri. E' andata in bagno,  si muove, ha bevuto senza problemi e le condizioni generali di salute sono buone. Se la sentirebbe di tornare oggi a casa?". 
Io gli ho risposto di sì. L'unica cosa su cui avevo dubbi erano i crampi all'addome, dovuti credo alla troppa aria che non usciva, nè con scorregge nè con rutti, a differenza della mia compagna di stanza. Lui mi ha subito detto che lì, la situazione di partenza era tutt'altra, e che l'intervento era stato di Sleeve, che ha effetti post-operatori diversi rispetto al Gastric Bypass. I crampi non dovevano preoccuparmi, perchè erano normali e sarebbero passati. Di lì a poco sarei stata trasferita dal Medium Care al reparto di chirurgia e nel corso della mattinata lui avrebbe preso una decisione sulle mie eventuali dimissioni. 
Nel frattempo mi avevano portato un vasettino di vla alla fragola (specie di budino liquido), magro e senza zucchero. Lui sorridendo mi ha detto: "Vedrà che non riuscirà a mandarlo giù tutto!". Mi ha sorriso e ci siamo salutati.
Dopo un paio d'ore, come lui mi aveva anticipato, sono stata trasferita al reparto chirurgia, nella stanza dove mi ero preparata ieri mattina. Le infermiere, anche qui gentilissime e simpatiche, mi hanno dato il benvenuto. 
Ho chiacchierato un pò con le nuove compagne di stanza e verso le 11.00 la caposala è venuta a dirmi che per il dr. van de Laar potevo andare a casa. 
Poi è passato il dottore del reparto che ha controllato la mia cartella e mi ha chiesto come mi sentissi. Io gli ho risposto abbastanza bene. Si è complimentato con me per come stavo reagendo, e mi ha informata che di lì a poco sarebbe passata la dietista che mi avrebbe dato le indicazioni alimentari da seguire a casa. Lui stesso si sarebbe occupato di far fissare gli appuntamenti di controllo previsti dopo l'operazione, nonchè di preparare le ricette per i medicinali di cui avevo bisogno. 
Così è stato, alle 12.45 sono stata dimessa e, insieme a mio marito e i miei genitori, che erano venuti a prendermi, ci siamo diretti a casa. Quando siamo arrivati, verso le 14.00, la mia vicina Karen, incredula, si è affacciata alla porta e mi è venuta incontro, con le mani in testa, dicendomi genuinamente sconvolta che per lei aveva dell'incredibile il fatto di vedermi lì camminare da sola e tranquilla, come se non avessi subìto un'operazione chirurgica di quella portata, appena un giorno prima. Ci siamo abbracciate e baciate. Le ho detto brevemente che il chirurgo, considerate le mie buone condizioni mediche, aveva deciso che potevo essere dimessa.
Che bello essere a casa! E ancora non mi rendo conto che io ho subìto un'operazione. Ho perso la cognizione del tempo perchè va troppo veloce.
Isabella non c'era al nostro arrivo perchè era ad una festa di compleanno, completamente ignara del mio rientro. Ho trascorso il tempo parlando con mamma e papà, e leggendo il libricino che mi era stato dato quando sono stata dimessa. Lì ci sono tutte le indicazioni sul da fare nel post-operatorio: movimento, medicine e vitamine da prendere, dieta e sintomi a cui fare attenzione. 
Nel frattempo è arrivata la piccoletta che felicissima è corsa ad abbracciarmi. Mi ha fatto tante domande e le ho fatto rivedere i cerotti sulla pancia. Ha rielaborato il mio racconto con semplicità disarmante, ma la mia little miss ha capito cosa è successo alla sua mamma e cosa cambierà.
Sono stanca, ancora incredula, ma felice. Ho superato l'operazione, il primo grande passo verso la guarigione.
Sono stata forte e coraggiosa, me lo hanno detto in molti, i miei cari, gli amici, il personale ospedaliero che si è preso cura di me e persino il chirurgo che si è complimentato per la mia attitudine positiva. 
Considerato dove sono ora, dopo appena 24 ore dall'operazione, penso che posso dirmelo con orgoglio anche io.

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